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venerdì 11 dicembre 2015

Scandali bancari italiani: partiamo dal primo, dimenticato, ma emblematico


C'è un nome nel dimenticatoio della storia dell'Italia unita che in queste settimane mi è tornato alla mente: Bernardo Tanlongo
La maggior parte di voi non lo conosce ma questo signore è uno dei protagonisti del primo scandalo bancario dell'Italia post unitaria.
Molti di voi invece avranno sentito parlare dello scandalo della Banca Romana: ecco Tanlongo fu protagonista proprio di quello scandalo!
Quello scandalo creò un vero e proprio terremoto sia nel mondo bancario ma anche in quello politico ed istituzionale.
Il "nostro" Tanlongo era, all'epoca dei fatti ovvero a partire dal 1887, il governatore della Banca Romana che era il più importante istituto di credito trai 6 autorizzati a stampare moneta circolante.
Il fatto prese origine dalla crisi del settore dell'edilizia che si verificò a partire dal 1887 la quale mise in ginocchio le principali banche italiane che avevano concesso credito a lungo termine alle imprese operanti nell'edilizia.
Tanlongo prese l'iniziativa di far stampare alla Banca Romana nuova moneta circolante senza autorizzazione e, cosa ancor più grave, fece stampare  emettere in circolazione 2 banconote della stessa serie per raddoppiare la quantità di denaro disponibile.
Ma come venne a gallo questo scandalo? fu un senatore radicale, Napoleone Colajanni, a denunziare il fatto con un discorso, pronunciato nell'aula del Senato, in cui rese noti i risultati dell'ispezione condotta su iniziativa del Ministrero del Tesoro dal Sen. Giuseppe Alvisi e dal funzionario del Ministero Gustavo Biagini. L'ispezione svelò un disavanzo di 9 milioni di lire (siamo nel 1887 e rivalutando ad oggi la cifra sarebbe di circa 40 milioni di euro che per una banca dell'italiota di fine '800 era una cifra enorme) ma il Governo allora in carica (presieduto da Antonio Rudinì) impedì ad Alvisi di riferire in aula in merito alla questione dopo che Tanlongo aveva coperto il disavanzo attraverso un artificio contabile.
Tanlongo fu arrestato e quando si trovò davanti ai magistrati chiamò in causa i principali esponenti politici dell'epoca, da Francesco Crispi a Giovanni Giolitti, oltre a una serie interminabile di ministri e senatori. Tutti, a quanto pare, erano passati da lui e da lui avevano ricevuto prestiti e mazzette. Non fu mai provato ma sembra che Tanlongo durante questi interrogatoria abbia fatto anche il nome di Re Umberto I.
Volete sapere come finì questa storia? Tanlongo fu assolto da ogni accusa, non perché estraneo ai fatti, ma per insufficienza di prove perché alcuni fondamentali documenti probatori durante il processo scomparvero inspiegabilmente e l'inchiesta ne fu penalizzata in modo pesante.
Ovviamente l'assoluzione di tanlongo fece cadere ogni sospetto sui potenti chiamati in causa durante gli interrogatori e nella migliore tradizione nostrana 
"tutti colpevoli, nessun colpevole"
Lo scandalo ebbe però l'effetto di accelerare il processo di unificazione di tutte le banche in un unico grande istituto nazionale titolato a stampare moneta circolante e fu così che dalle ceneri della Banca Romana nacque la Banca D'Italia.
Ma i decenni non hanno cancellato del tutto il malaffare tanto che se ricordate fu proprio la Banca D'Italia ad essere coinvolta pesantemente nello scandalo Antonveneta e in tutti questi casi di vigilanza non efficace come quello sulle ultime 4 banche fallite in queste settimane.
Si potrebbe dire che, alla fine, il lupo perde il pelo ma non il vizio e che alla fine i potenti e le banche già ai tempi dell'unità d'Italia avevano un collegamento molto stretto e diretto con coinvolgimento reciproco in situazioni molto poco chiare.
E' per questo che il sistema bancario necessita di ritornare allo spirito con cui è stato concepito ovvero quello di essere utile alla società (non solo ai potenti e alle lobby) 


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