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martedì 5 gennaio 2016

Prima gli italiani? macchè, mi accontenterei di essere trattato alla pari!



Alla meraviglia non c'è mai fine e spesso la meraviglia nasce proprio dove meno ce lo aspettiamo.
L'idea lanciata anzi rilanciata dall'ex sindaco Pietro Fazzi del contributo alle famiglie che volessero accogliere in casa propria un immigrato ha destato stupore e sconcerto nel centrodestra lucchese e non solo.
Purtroppo però questo è solo l'ultimo dei segnali lanciati dall'ex sindaco in quanto a riposizionamento politico e non voglio star qui a fare una trsite cronistoria degli ultimi 3 anni di vita consiliare lucchese il cui culmine è stato l'addio di 2/3 del gruppo consiliare di Liberi e Responsabili proprio a seguito di queste nuove posizioni di Pietro Fazzi.
"Prima gli italiani" dicono alcuni, "prima i lucchesi" dicono altri ma, permettetemi una battuta, ci sarebbe da essere contenti e soddisfatti se italiani e/o lucchesi arrivassero assieme agli altri il che, amara costatazione, sarebbe già una conquista.
Ciò che in qualsiasi paese civile è normale qui da noi, grazie ad un estremo e a mio avviso malato politically correct, è additato come razzista e discriminatorio arrivando al punto da discriminare la popolazione indigena attraverso tutele e garanzie oltre che attraverso l'impunità nei comportamenti eccessivi o illegali.
Ricordo il racconto, di pochi mesi fa, da parte una carissima amica che si trova a New York per motivi di studio con regolare carta di soggiorno e assicurazione sanitaria.
Questa persona, italianissima, si è trovata di fronte al rifiuto di un farmacista di darle un farmaco con prescrizione medica solo perchè aveva in negozio un'unica confezione ed era riservata a cittadini americani.
Ora io mi chiedo cosa accadrebbe nel nostro paese, nella nostra città se un farmacista tenesse lo stesso atteggiamento che a New York è considerato corretto e qui da noi invece sarebbe oggetto di critiche asprissime con accuse di discriminazione razziale che arriverebbero da più parti.
Si è perso il lume della ragione, il senso del limite tra giusta accoglienza e correttezza verso la popolazione indigena del luogo, abbiamo anzi le istituzioni hanno "calato le braghe" e quello che sta accadendo, grazie anche a posizioni politiche che si addomesticano agli interessi economici legati all'accoglienza, è palese nell'assonazna di posizione tra mondo cattolico e di sinistra: le contrapposizioni aspre e insanabili tra Don Camillo e Peppone sono solo un ricordo lontano oppure niente più che una fantasia legata alla mia infanzia?
Ecco dunque che diviene utopia pensare che ad un italiano indigente lo Stato e le istituzioni garantiscano, anche attraverso le associazioni e le cooperative sociali, vitto, alloggio, vestiario, assistenza medica, istruzione, percorsi di reinserimento sociole e professionale, assistenza sanitaria e il tutto gratuitamente.
Ho conosciuto diversi profughi, veri, quelli che sono scappati dalla Linea Gotica nel 1944-45 e che sono stati ospitati su letti di paglia, nelle rimesse e nei fienili, quelli che lavoravano dal mattino a sera per guadagnarsi il poco cibo di quei duri mesi; li ricordo e ricordo la gratitudine dimostrata da loro e dai loro figli nei confronti delle famiglie che li avevano accolti ma quelli erano altri tempi oggi i profughi che scappano dalla guerra hanno smartphone di ultima generazione, pretendono il cibo come dicono loro, fanno i prepotenti nelle città che li accolgono, pretendono molto e danno poco in cambio con tante pretese e poca umiltà. Poi ci sono sicuramente profughi che si integrano, che sono brave persone, che magari sono veri profughi di guerra ma intanto ci sono italiani che devono pagare un affitto, che hanno la pensione minima e che devono pagare le bollette oltre che comprasi gli abiti e rinunciare alle cure mediche perchè indigenti: questa è la nostra povera Italia e spero che ci sia una maggioranza sopita che si svegli da questo torpore e inizia  dire basta.

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